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Migranti: trasferimenti e sbarchi, giornata calda a Lampedusa. In Libia 30 uccisi per vendetta

Migranti: trasferimenti e sbarchi, giornata calda a Lampedusa. In Libia 30 uccisi per vendetta

Data: 28 Maggio 2020 21:00

Un'altra giornata calda sul fronte dell'immigrazione. Cinquanta migranti, ospiti del centro di accoglienza di Villa Sikania, a Siculiana, sono stati trasferiti in altre strutture dell'isola. La decisione è stata presa per alleggerire la tensione dopo la fuga, la notte scorsa, di una ventina di tunisini che hanno violato la quarantena e sono stati bloccati, ore dopo, nel centro del paese. Si tratta, peraltro, della seconda fuga nel giro di pochi giorni. Sindaco, assessori e consiglieri comunali sono tornati a protestare, con un sit-in, davanti al centro. "Ho incontrato il prefetto e il questore di Agrigento ai quali abbiamo ribadito che almeno il numero degli ospiti deve essere contenuto - ha spiegato il sindaco Leonardo Lauricella -, anche perché c'è da rispettare le distanze di sicurezza". A Villa Sikania, dopo il trasferimento di oggi, restano settanta migranti.

Altri sbarchi a Lampedusa
Intanto a Lampedusa si registra un secondo sbarco. Un barcone avvistato in acque internazionali è arrivato sul molo Favarolo. A bordo ci sono 51 immigrati, fra cui 11 donne e 3 minori. Dopo le operazioni di sbarco saranno trasferiti all'hotspot di contrada Imbriacola dove sono ospitati gli altri 86 approdati nelle scorse ore. 

Libia: 30 migranti uccisi per vendetta da parenti trafficante. Altri 11 sono stati feriti, a Mezdah  
In un orrendo massacro, la famiglia di un trafficante di esseri umani ucciso da migranti ha vendicato la sua morte uccidendo 30 migranti e ferendone altri 11, nella città di Mezdah, a più di 150 km a sud di Tripoli, ha reso noto oggi il ministero degli interni del governo di accordo nazionale di Tripoli. Secondo una dichiarazione del ministero, il trafficante trentenne è stato ucciso da "migranti illegali" per ragioni ancora sconosciute. Per vendicarsi, i membri della sua famiglia hanno ucciso 26 migranti del Bangladesh e quattro cittadini africani. Undici altri migranti, le cui nazionalità non sono state specificate, sono stati feriti e ricoverati all'ospedale di Zintan, 170 km a sud-ovest di Tripoli. Il ministero ha promesso di perseguire gli autori del massacro e consegnarli alla giustizia. Il caos che seguito alla caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011 ha fatto della Libia la via preferita per i migranti dall'Africa orientale, dal Sahel e dall'Asia che cercano di raggiungere l'Europa. Diverse migliaia di loro sono bloccati in Libia, in condizioni di estrema miseria. La loro situazione è diventata ancora più critica sin dallo scoppio all'inizio di aprile di un nuovo conflitto armato a sud della capitale Tripoli.

Condanna dell'Oim "Crimine insensato"
L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) condanna l'uccisione dei 30 migranti. "Questo crimine insensato ci ricorda ancora una volta quali siano gli orrori che i migranti subiscono per mano dei trafficanti in Libia", ha affermato il capo della missione dell'OIM Libia Federico Soda. "Questi gruppi criminali approfittano dell'instabilità e della situazione di insicurezza del paese per dare la caccia e approfittarsi di persone disperate e per sfruttare le loro vulnerabilità".

L'Oim chiede alle autorità libiche di avviare immediatamente un'indagine per assicurare i responsabili alla giustizia. Il personale medico dell'Oim, che ha fatto in modo che le persone che si trovavano in condizioni critiche fossero ospedalizzate e che stanno fornendo loro assistenza, riferisce che alcuni dei migranti portano vecchi segni di percosse e di abusi fisici. Mentre il conflitto continua senza interruzioni nella capitale e nelle aree circostanti, le condizioni di vita dei civili, specialmente dei migranti e degli sfollati, si stanno rapidamente deteriorando. Molti di coloro che sono stati intercettati o soccorsi in mare quest'anno e riportati in Libia sono stati portati in centri di detenzione non ufficiali dove possono facilmente cadere nelle mani dei trafficanti. L'Oim ha già denunciato in precedenza come migranti portati in queste strutture siano scomparsi e come non si possa sapere quali siano le condizioni di centinaia, se non di migliaia, di coloro che sono stati riportati a terra dalla Guardia Costiera libica.

Ad oggi, da inizio anno, sono state quasi 4.000 le persone intercettate o soccorse in mare e riportate in Libia. I recenti e numerosi casi che hanno coinvolto imbarcazioni in difficoltà nel Mar Mediterraneo e la riluttanza dei Paesi nel fornire un porto sicuro a persone che fuggono da quello che ormai è un paese dilaniato da un conflitto, mostrano ancora una volta come sia necessario cambiare l'atteggiamento con cui viene affrontata la situazione libica.


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