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Frode: bonus cultura usati per comprare playstation e pc

Frode: bonus cultura usati per comprare playstation e pc

Data: 16 Maggio 2020 09:54

Le prove della truffa i finanzieri di Ancona le hanno trovate proprio sulla piattaforma “18App” dove gli studenti si devono iscrivere per avere il bonus cultura. Sono 2.503 i 'neo-diciottenni', residenti in 14 regioni italiane, che hanno usufruito del 'bonus cultura' tra il 2017 e il 2018 per acquistare online apparecchi elettronici - tra cui playstation - invece che libri, musica digitale, biglietti per concerti, musei, mostre, fiere, spettacoli teatrali, cinema, concerti, come previsto dalla legge. Una frode di circa 1 milione di euro
 
Le indagini sono durate 8 mesi dopo una segnalazione del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie.
  
Denunce e Accuse
Due le persone denunciate: una commerciante di 72 anni e il suo socio di 42 anni, che dovranno rispondere del reato d'indebita percezione di contributi erogati a soggetti privati ai danni dello Stato, che prevede la reclusione sino a 3 anni.
  
Le multe
Gli oltre duemila studenti che hanno effettuato acquisti illeciti e che si erano dovuti registrare sulla piattaforma '18App', accettando di acquistare solo i beni per i quali poteva essere speso il credito, rischiano ora di pagare una multa pari a tre volte l'importo pagato per l'acquisto non autorizzato, che però si potrà saldare anche in 30 rate mensili.
 
Il sistema
Il cuore della truffa una società di Jesi,  amministrata da una donna di 72 anni, già attiva nel settore dell’informatica  commercio al dettaglio di apparecchi elettronici. Sia al negozio che sul sito on line, la donna spiegava come aggirare la normativa che prevede che il bonus di 500 euro per i 18enni sia utilizzato esclusivamente per acquistare prodotti culturali.

Secondo le indagini oltre duemila 'neo-diciottenni', attraverso il sistema avrebbero acquistato playstation, smartphone di ultima generazione, videocamere portatili, personal computer: prodotti che, in base al quanto previsto dal 'bonus cultura', non potevano essere comprati.
 
Il passaparola
Le informazioni sulla possibilità di utilizzare 'diversamente' i 500 euro si erano diffuse tra gli studenti, residenti in 14 regioni italiane ma la maggior parte nelle Marche, attraverso un passaparola, anche con l'utilizzo dei più popolari social.
 
Sequestri
Nel richiedere mensilmente il rimborso del bonus, la commerciante dichiarava di aver venduto beni consentiti dalla legge, come musica registrata, che agli inquirenti risulta non essere stata mai acquistata. I finanzieri, autorizzati dal gip di Ancona, hanno effettuato un sequestro preventivo di beni per circa 800 mila euro, la metà dei quali in liquidi individuati in una cassetta di sicurezza di una banca e su diversi conti correnti. Bloccato dal Ministero un rimborso di altri 10 mila euro che era stato richiesto dalla commerciante.
 


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