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Coronavirus, Istat: le imprese perdono 100 miliardi al mese

Coronavirus, Istat: le imprese perdono 100 miliardi al mese

Data: 3 Aprile 2020 10:28

"La sospensione dell'attività coinvolge il 48% delle imprese non esportatrici e il 65% di quelle esportatrici. In termini di fatturato, la perdita in un mese di inattività è 100 miliardi, in valore aggiunto di 27 miliardi". Lo spiega il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, in un'intervista al Mattino di Napoli in cui parla della "grande operazione di analisi a campione della popolazione italiana" che sta per partire, con un fine "chiaro: minimizzare il rischio di aprire e poi dover tornare indietro".   

Al vaglio c'è un test "più ampio e puntuale" rispetto ai diecimila tamponi con campionatura statistica proposti dalla presidente della Società italiana di statistica Monica Pratesi."L'obiettivo del governo non è conoscere quanti sono davvero i contagiati in Italia, saremmo di fronte a una sorta di curiosità statistica; ma arrivare al dettaglio per professione, o quantomeno per ambito lavorativo, e per territorio della percentuale di contagiati".

l punto, spiega Blangiardo, "è avere uno strumento per gestire la ripresa, la riapertura dell'Italia.Quindi, come Istat, faremo un'indagine in squadra con altri per stimare la diffusione del contagio per categorie lavorative, età, genere e territori in modo da individuare le situazioni di rischio più o meno elevato e poi definire gli spazi di libertà".   

In merito all'impatto economico della crisi, "l'insieme dei settori industriali e dei servizi sospesi comprende 2,2 milioni di imprese (quasi una su due), con un'occupazione di 7,4 milioni di addetti (44,3%) di cui 4,9 milioni di dipendenti (il 42,1%),un fatturato di 1.380 miliardi (42,8%), un valore aggiunto di 321 miliardi (41%) e un valore delle esportazioni di 280 miliardi (65,8%)", dichiara Blangiardo.

"In termini di dimensioni aziendali, le imprese che hanno bloccato le attività sono il 48,7% tra le microimprese (quelle con meno di 10 addetti), il 50,4% tra le piccole imprese, il 40,7% tra le medie imprese ed il 34,3% tra le grandi imprese. E questo è solo l'effetto diretto; considerando anche gli effetti indiretti generati dall'impatto negativo che il blocco delle attività dei settori 'chiusi' genera sui settori 'aperti', l'impatto negativo diventa più ampio. Su questi aspetti - conclude - l'Istat sta lavorando e il 7 aprile presenteremo le stime di impatto". 

Reddito e potere acquisto in calo a fine anno 
l reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% in termini reali, ovvero di potere d'acquisto. Lo rileva l'Istat, sottolineando che il reddito disponibile in termini nominali segna un calo "dopo la crescita osservata nei primi nove mesi dell'anno". Quanto alla capacità di spesa, la riduzione "è stata più accentuata - si spiega - per la dinamica positiva dell'inflazione". La propensione al risparmio delle famiglie negli ultimi tre trimestri dell'anno è stata pari all'8,2%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Una "lieve" flessione, spiega l'Istat, che riflette la diminuzione del reddito disponibile, a fronte di una stazionarietà della spesa per i consumi finali. Nel complesso del 2019 però le voci mantengono il segno più: rispetto al 2018 il reddito segna un rialzo dell'1,1%, il potere d'acquisto dello 0,6% e la spesa dello 0,9%.   Spostando lo sguardo sul fronte aziendale, la quota di profitto delle società non finanziarie nell'ultimo trimestre del 2019 è risultata pari al 41,8%, in aumento di 0,2 punt ipercentuali rispetto al trimestre precedente. 

Deficit-Pil confermato all'1,6 %  
Nel 2019 il rapporto tra deficit e Pil in Italia è risultato pari all'1,6%, in discesa rispetto al 2,2% del 2018. Lo rileva l'Istat, confermando le stime diffuse a inizio marzo. Nel dettaglio, nel quarto trimestre del 2019 l'accreditamento netto (avanzo) delle amministrazioni pubbliche sul Prodotto interno lordo è stato pari al 2,4% (+1,1% nello stesso trimestre del 2018). L'Istituto di statistica parla di"un deciso miglioramento" frutto dell'aumento dell'avanzo primario e della contestuale riduzione della spesa per interessi.

Pressione fiscale confermata al 42,4% nel 2019 
La pressione fiscale nel 2019  è risultata pari al 42,4% del Pil, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al 41,9 del 2018. Così l'Istat confermandole stime diffuse il 2 marzo. Guardando al quarto trimestre del 2019, il dato è in aumento di 1,1 punti, passando al 51,2% del Prodotto interno lordo dal 50,1% del corrispondente trimestre del 2018.


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